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Monetazione della Guerra Sociale 91 - 87 a.C.

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disegni delle monete tratte da R. Garrucci

disegni delle monete tratte da R. Garrucci "Le monete dell'Italia antica" - Roma 1885

Gli alleati italici, nonostante che fin dalle guerre contro Pirro e contro Cartagine avevano condiviso con Roma le sofferenze e le privazioni derivanti dalle continue campagne militari, non avevano ricevuto quei benefici di cui aveva goduto la classe dirigente romana, in quanto posti in una situazione sociale inferiore rispetto ai cittadini di Roma. C’erano state proposte affinchè la cittadinanza romana venisse estesa a tutti i “socii” (da parte di Scipione l’Emiliano, del console Fulvio Flacco nel 125 a.C., del tribuno Caio Gracco nel 122 a.C.), ma furono sempre osteggiate e respinte dal Senato.
L'ennesima delusione nel 91 a.C. accentuò ancora di piú il sentimento antiromano negli alleati italici. L'uccisione del tribuno Livio Druso (autore dell'ultima proposta), spinse il Senato,  preoccupato della grave tensione sociale, ad inviare nei territori dei commissari per vigilare. Uno dei questi, il (pro)pretore Quinto Servilio, che sorvegliava la via Salaria fino al Picenum, era venuto a conoscenza che un giovinetto ascolano era stato inviato in una città vicina come ostaggio. Poiché la pratica di scambiarsi ostaggi (allo scopo di rafforzare le alleanze segrete) era vietata nei trattati con Roma, si recò ad Asculum, capitale dei Picenti, con l’aiutante Fonteio per richiamare all’ordine la città. Si presentò nel teatro cittadino dove il popolo si era radunato per celebrare i ludi locali. Interrotti i giochi ed ordinato il silenzio, Servilio pronunciò un pubblico rimprovero che fece infiammare gli animi della popolazione. Scoppiarono tumulti e la folla inferocita massacrò il commissario assieme a tutto il seguito  e tutti i romani presenti nella città. Era l’autunno del 91 a.C. La rivolta, scoppiata in modo casuale, si diffuse rapidamente: anche le altre popolazioni italiche si ribellarono e si accanirono contro i vari commissari e le colonie romane sparse nel territorio. Durante la pausa dell’inverno i socii italici consolidarono la loro alleanza, crearono la Confederazione Italica (con una struttura statale simile a quella romana); nominarono come consoli per l’anno 90 a.C. il marso Q. Poppedio Silone e il sannita C. Papio Mutilo; elessero come capitale Corfinium. Le popolazioni che si coalizzarono contro Roma furono: i Marsi, i Peligni, i Vestini, i Marrucini, i Picenti, i Frentani, gli Irpini, i Venusini, gli Iapigi, i Lucani e i Sanniti.
I combattimenti iniziarono nel 90 a.C. con il tentativo romano di punire Asculum dell’eccidio. Il compito fu affidato al legato Pompeo Strabone (il padre del futuro Pompeo Magno), ma l’attacco fallí e i Romani, a seguito dei pesanti contrattacchi guidati dal pretore ascolano Vidacilio, furono costretti a ritirarsi a Firmun. In territorio marsico ci furono altre importanti vittorie dei confederati italici guidati da Vettio Scatone. Seguí un’alternalza di vittorie e di sconfitte con gravi perdite per ambedue le parti belligeranti. La guerra sociale minacciò di estendersi anche nell’Etruria e nell’Umbria: ma i primi focolai di rivolta furono immediatamente sedati dall’esercito romano. Per impedire che altre popolazioni  si unissero ai ribelli, il Senato concesse con la “lex Calpurnia” prima e “la lex Julia” poi, la cittadinanza romana ad ogni popolo latino o italico che non fosse in quel momento in guerra o che deponeva immediatamente le armi.
Nell’89 a.C. alla ripresa dei combattimenti, Pompeo Strabone riuscí ripetutamente a sconfiggere i confederati nel settore centro-settentrionale e ad occupare la capitale Corfinium. Nel settore meridionale il legato Silla riuscí a riprendere il controllo della Campania e dell’Irpinia e ad espugnare Bovianum (divenuta nel frattempo la nuova capitale dei confederati) dopo aver sbaragliato l’esercito di Papio Mutilo. Il 17 novembre Asculum, dopo un anno di assedio, venne espugnata. Pompeo Strabone, entrato in città, fece uccidere con le verghe e con le scuri dei littori gli ufficiali e i principi della città ancora superstiti, vendendo come schiavi tutti gli altri. E’ l’unico trionfo romano ricordato nella guerra sociale, “de Asculaneis Picentibus”.
Durante l’inverno dell’89-88 a.C. nella nuova capitale di Aesernia i ribelli cercarono di riorganizzarsi potendo contare ormai solo fu forze sannitiche e lucane, al comando di Poppedio Silone. Nella campagna dell’88 a.C. il proconsole Caecilio Metello Pio sconfisse prima i Marsi, che persero il loro capo Vettio Scatone, e successivamente, a Teanum Apulum, riuscí a sconfiggere e ad uccidere Poppedio Silone conquistando il territorio degli Apuli. Ma l’attacco finale contro le ultime forze ribelli si interruppe a causa del precipitare della situazione nell’Oriente: Mitridate aveva invaso i domini romani dell’Asia Minore. Roma fu costretta a dirottare l’esercito in quelle zone al comando di Silla. Nell’87 a.C. il ritorno di Mario dall’Africa (sbarcato a Talamone, in Etruria) spinse il Senato a concedere la cittadinanza romana incondizionatamente a tutti i popoli ribelli: terminava in questo modo la guerra sociale. L’epilogo finale però si ebbe nella guerra civile tra mariani e Silla: gli ultimi irriducibili sanniti e lucani (contrari ad un ritorno di Silla al potere) furono sterminati nella battaglia presso Porta Collina sotto le mura di Roma del 1 novembre 82 a.C.

Le monete della Guerra Sociale sono abbastanza rare nonostante l’elevato numero dei conii impiegati: con Silla si procedette infatti alla confisca e alla fusione di tutte le monete coniate a nome dei ribelli ancora in circolazione, per cancellarne la memoria storica. Le monete sono ordinate in base alla sequenza cronologica data dal Campana nel suo Corpus. Nella tabella a fianco, le lettere dell’alfabeto osco utilizzate nelle monete.

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Coins

40 monete per 30 tipi: glance, summary

Mints

Aesernia Bovianum Campania Corfinium Incerta

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